Reminiscence, Gallery Ilsang, Seoul, South Korea, 2017

Mostra a cura di Giovanna Maroccolo ——— I ricordi da sempre scandiscono il ritmo con cui si dispiega la nostra vita, momenti significativi di fermo immagine che ci danno la sicurezza di un tempo che è successo. A volte vengono evocati da un profumo, a volte da un suono o da una parola, altre ancora da un’immagine. Ciò che li rende tanto potenti è legato alla nostra unicità, che fa si che in ognuno di noi si compongano da un intreccio irripetibile di elementi. A partire da questo importante tema, Lorenzo Passi attraverso le sue opere mette in atto una sottile critica alla modernità, ponendo il tema del ricordo al centro di una questione fondamentale su quanto il passato possa essere ancora parte del nostro leggero bagaglio di viaggio. Oggi, come abitanti nomadi di un’epoca costruita nella percezione del presente, viviamo passato e futuro come sfumate dimensioni di un’esistenza sempre più frenetica e all’insegna del nuovo, in cui il concetto di memoria assume significati altri rispetto a ciò a cui sono abituate le generazioni che ci hanno preceduto. Da una parte con la rete si è sviluppata una “febbre” archivistica che ci porta in modo compulsivo a generare ogni giorno una grande quantità di informazioni su di noi, in modo di lasciare traccia della nostra esistenza alla comunità mondiale di cui ci sentiamo sempre più parte. Dall’altra parte il concetto di ricordo, visto come elemento di stratificazione di storia, appartiene ad una dimensione di valori non più fondamentali per la nostra esperienza del mondo, che da verticale, è diventata orizzontale. Questa esperienza oggi assume i caratteri della liquidità e della velocità, del cambiamento e dell’ubiquità, definita da Z. Bauman “..un perpetuo e trafelato presente in cui tutto è affidato all’esperienza del momento”.   “Reminiscence” è una mostra che attraverso la materia vuole riportare l’esperienza del ricordo in una dimensione necessaria, nella quale l’opera d’arte si spoglia del suo ruolo di feticcio per essere veicolo di pensiero e punto d’osservazione. Un’invito quello dell’artista a soffermarci sulle questioni che ci riguardano più profondamente: desideri e ferite, libertà e costrizione, memoria e vuoto, realtà e astrazione, mancanza e felicità.   Tutto ciò che siamo è dato dal collage più o meno armonico di ciò che abbiamo vissuto, dai vuoti e dai pieni di una vita che per la maggior parte del tempo non è stata spettacolare ma semplice e delicata, forse anche noiosa e triste. Per l’artista gli oggetti, come noi, sono portatori di una storia, a volte è la storia di chi li ha posseduti, altre invece è l’insieme di eventi che si sono successi attorno ad essi.   Le opere in vetro che compongono la mostra, frutto di una personale esperienza artistica a Pechino, sono state soffiate ognuna in un pezzo di metallo, cercato e raccolto personalmente dall’artista nelle discariche di ferro della città. Pezzi di metallo che un tempo sono stati oggetti, hanno assistito ai cambiamenti del tempo, ai traslochi delle famiglie nelle case, alle stagioni, alle nascite e alle morti.   Insieme alle opere un pattern sonoro, diffuso nello spazio in un continuo alternarsi di suoni e sensazioni, ci proietta come in un sogno nei ricordi imprigionati nelle sculture di Passi. L’artista, che vede nella sua evoluzione espressiva una sempre più importante presenza dell’elemento multimediale, da vita in questo modo ad una dimensione multi-sensoriale in cui l’osservatore si possa trovare di fronte a memorie che gli appartengono, generate dalle opere e poi sparse nell’aria come echi di reminiscenze lontane.   Giovanna Maroccolo   * Riferimenti bibliografici
  • Zygmunt Bauman “Vite di corsa” Come salvarsi dalla tirannia dell’effimero.